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  • Immagine del redattoreSara Tommasi Baldi

Il riscatto della NOIA

Aggiornamento: 13 lug 2023






Ognuno di noi si sente o si è sentito annoiato.


È forse più facile parlare di noia che definirla e, ancor più difficile, è parlare o, come ora, scrivere di noia senza annoiare chi legge.


La noia si presenta ogni giorno, può essere “dentro di noi” o generata da un evento “esterno a noi”, è sottovalutata, psicologicamente negativa e, in senso scientifico e clinico è considerata come la “Cenerentola” delle emozioni (Sandi Mann).


La noia è un’esperienza emotiva transitoria (quindi un’emozione) in cui il livello di stimolazione viene percepito come insufficiente. La mancanza di stimoli esterni ritenuti interessanti conduce a un aumento dell’attivazione fisiologica in cerca di novità – il fallimento di questa ricerca conduce all’esperienza della noia, un senso di insoddisfazione, di fastidio o di tristezza proveniente dalla mancanza o dall’assenza; l’annoiato/a è in attesa, un attesa che non tollera ma nonostante le sensazioni di insoddisfazione e di infelicità che ne derivano, non trova “dentro di sé” un particolare stimolo o desiderio.


In questo senso, fondamentale è l’identità personale, in quanto racchiude caratteristiche differenti da persona a persona, per cui alcuni individui riescono a non provare noia in situazioni poco stimolanti e, viceversa, altri si annoiano seppur in contesti stimolanti, così come altri ancora, secondo Gray e Wilsonq definiti sensation seekers, ricercano un livello alto di stimolazioni perché tendono ad annoiarsi.

Ne deriva che l’origine della noia non è da ricercare nell’assenza di stimoli esterni, ma nella mancanza di contatto della persona con il proprio “mondo emotivo interno”, dentro il quale l’individuo fatica a riconoscere e a sentire il proprio stato d’animo, per cui spesso si affida a sollecitazioni provenienti dal “mondo esterno” che suscitano, in lui, il senso dell’annoiarsi, in una sorta di “noiosa attesa” di qualcuno o di qualcosa.


Nella società in cui viviamo, la noia ha quasi unicamente un’accezione negativa, in considerazione degli innumerevoli stimoli provenienti da ogni dove. Stimoli che incitano, soprattutto i giovani, al divertimento e al godimento della vita, per cui appare impossibile che un ragazzo o una ragazza si annoi, avendo a disposizione tutto ciò che serve per svagarsi.


Lezioni dal mattino al pomeriggio, compiti, corsi, attività sportive, lezioni di musica, impegni familiari settimanali, del sabato e della domenica.


Il tempo deve sempre essere occupato, i momenti di vuoto non possono esistere e la noia è temuta e scarsamente tollerata, indice di qualcosa che non funziona e così, se siamo in uno di quei momenti, ecco che tiriamo fuori il cellulare e ci immergiamo in un mondo irreale che ci intrattiene.


Il bambino così impegnato, è inevitabile, cresce senza avere realmente conosciuto e vissuto la “nemica noia”.

Arrivato nell’adolescenza, si trova in un momento della sua vita tra i più delicati e significativi, un momento caratterizzato di per sé dal poco interesse verso il mondo.

E così si ritrova ad affrontare un’emozione nuova, la noia, che non sa come gestire, è come se l’adolescente fosse impreparato ad affrontare, vivere o anche solo tollerare lo stato d’animo o l’emozione della noia, in quanto è cresciuto evitandola o soffocandola.

Questa sensazione di impotenza di fronte a ciò che si prova , li accompagna verso la ricerca di stimoli esterni che in un momento così delicato, potrebbero voler dire aprire le porte a comportamenti non costruttivi come il consumo di sigarette, di alcool o di sostanze.


Il Prof. Umberto Galimberti descrive la noia, avvicinandola soprattutto ai giovani, come

“la condizione che caratterizza ragazzi e ragazze del nostro tempo, afflitti da assenza di interessi, monotonia delle impressioni, sensazioni di immobilità, vuoto interiore, rallentamento del corso del tempo e quindi accidia”.



Molti genitori hanno la convinzione che sia necessario riempire costantemente la vita dei figli oltre l’impegno scolastico, così che essi possano essere preparati e competitivi, pronti per le difficili sfide imposte da una società, la nostra, incentrata sulla prestazione, trovandosi poi, loro stessi, impreparati e preoccupati, impauriti di fronte alla sconosciuta ma naturale noia del figlio ora adolescente.


Eppure, contrariamente alla saggezza popolare, la noia non è il risultato del non avere niente da fare. Al giorno d’oggi, è molto difficile trovare una situazione in cui le possibilità di scelta di una persona sono talmente limitate da non poter letteralmente fare nulla. Piuttosto, la noia prende avvio da una situazione in cui nessuna delle possibili cose che una persona potrebbe fare suscita attrattiva. Questo rende la persona inattiva, e generalmente infelice. Quindi, la noia è il risultato di non avere niente da fare che piace, piuttosto che non avere nulla da fare di per sé.


Come tutte le emozioni, ha uno scopo, una funzione evolutiva.

Ad esempio, la noia può comunicare il desiderio di essere stimolati dagli altri, così come fornire un meccanismo adattivo contro il sovraccarico di informazioni.

Possiamo pensare alla noia, viverla come una sensazione emotiva, al pari della tristezza o della gioia, della paura, della rabbia o della malinconia e come tale può essere affrontata, compresa e non solo pensata e sentita unicamente come stato d’animo negativo.

In fondo, in alcuni momenti i ragazzi possono apprezzare “il dolce far niente”, fermarsi e riflettere riguardo sé, gli altri e la vita, pensare alla fidanzata o al fidanzato, sognare “ad occhi aperti”, leggere un libro, ascoltare musica o stare con gli amici soltanto per stare con loro.


Una funzione o beneficio finale della noia è che potrebbe stimolare la produzione di fantasie e risvegliare la creatività.

La noia è, paradossalmente, una forza motivante per l'azione.

Potrebbe stimolare il bisogno di sistemare qualcosa, intraprendere un nuovo hobby o cercare un nuovo lavoro.

La sensazione di noia, quindi, può indurre comportamenti di ricerca di sfida e qui sta il paradosso: la noia, da molti associata alla letargia, può effettivamente essere energizzante e ispirare la ricerca di cambiamento.

Quando una persona si annoia fa difficoltà a concentrare l’attenzione sul compito (che sia esso lo studio o il lavoro o altro) ; quando non si può sfuggire fisicamente al compito per intraprendere un'attività più coinvolgente, lo spostamento dell’attenzione passa dal focus esterno a quello interiore, cioè l’attenzione si rivolge ai propri pensieri, sentimenti, esperienze interne per regolare la tensione indotta dalla noia. Il vantaggio è che questo passaggio può portare a un problem-solving creativo , è uno "stato mentale propizio alla creatività, all'intuizione e alla risoluzione dei problemi in cui emergono soluzioni e idee veramente nuove".


La noia, vista nel suo insieme, appartiene inevitabilmente alla vita, ma anziché darle una connotazione negativa possiamo imparare a viverla come una spinta grazie alla quale possiamo scoprire le nostre capacità, i nostri talenti o le nostre attitudini, perché “La creatività nasce dal vuoto” (Sandi Mann).


E indovinate un po’ cosa può aiutarvi in questo?

L’arteterapia!

Mostrandovi come ogni emozione abbia una funzione, guidandovi nello scoprire come gestirle e utilizzarle al meglio per diventare la versione migliore di voi stessi ed avere sempre in tasca uno strumento utile nelle più svariate situazioni!

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